Il Book Tasting Verona Vinitaly è uno di quei momenti in cui vino e letteratura si incontrano davvero. Sabato 11 aprile sono alla GAM, Galleria d’Arte Moderna, Palazzo della Ragione, 1193. Sì, millecentonovantatré. Quel palazzo lì, in mezzo a Verona, che sembra fatto apposta per farti sentire piccolo e ispirato allo stesso tempo.
Cosa ci faccio? Porto un paio di vini di Pasqua. E li racconto.
Il format si chiama Book Tasting. L’ha inventato Anna Martellato, che è una di quelle persone che quando parla di vino parla di letteratura e quando parla di letteratura parla di vino. Non si capisce mai dove finisce una cosa e inizia l’altra, nel senso migliore possibile. Lei modera, intervista Elena Pigozzi, autrice di Le sarte della Villarey, e a un certo punto passa la parola a me.
Il libro e i vini
Il libro racconta una storia vera ambientata nel 1945. Un gruppo di sarte che, con ago e filo, salva centinaia di soldati italiani dalla deportazione. Niente eroi, niente gesti eclatanti. Solo mani che lavorano, gesti piccoli, coordinati, quasi invisibili. Il tipo di coraggio che non si vede ma cambia tutto, e che personalmente trovo molto più interessante di quello che fa rumore. L’ho comprato subito e divorato in pochi giorni. Non potevo fare altrimenti.
I vini sono quelli scelti per l’occasione e i collegamenti con il libro sono talmente precisi che sembrano quasi costruiti apposta. Ed è proprio questo che rende il Book Tasting Verona Vinitaly diverso da una degustazione classica.
Due vini, due storie
11 Minutes di Pasqua è un rosé che nasce dal salasso, il liquido che si toglie dalla vasca per concentrare il vino rosso. Tecnicamente è quasi uno scarto. Quasi. Però poi finisce nel bicchiere e diventa luce. Rosa tenue, quasi trasparente, con profumi di fragolina, pompelmo rosa e un soffio di fiori bianchi. In bocca è secco, sapido, con una freschezza che non stanca, il tipo di vino che finisce prima che tu te ne accorga. Per decenni il rosé è stato il vino dei contadini, quello sfigato, quello che nessuno ordinava al ristorante per fare bella figura. Oggi, invece, è il vino del momento. Una storia di riscatto che ha qualcosa di universale e anche, diciamolo, una piccola soddisfazione personale. Hemingway diceva che il vino è una delle prove più civili che il mondo non sia stato creato solo per i malvagi. Questo rosé è esattamente quel tipo di prova.
Un vino che nasce dall’insieme
Il Valpolicella Cascina San Vincenzo di Pasqua è invece un vino che nasce dall’insieme, fino a dodici varietà indigene in assemblaggio, ognuna con il suo carattere, nessuna sufficiente da sola.
Nel bicchiere è rosso rubino vivace, con profumi di ciliegia fresca, spezie leggere e una nota erbacea che parla chiaramente di territorio, quello che i francesi chiamano terroir e noi facciamo finta di non sapere già. In bocca è agile, con tannini gentili e una beva che non pesa ma lascia il segno. Poi c’è l’appassimento, le uve di Corvina che restano sui graticci per mesi, resistendo alla muffa nobile. Una resistenza lenta, fisica, silenziosa che l’UNESCO ha riconosciuto come patrimonio immateriale. Un modo elegante per dire che qui si fanno cose straordinarie da secoli e quasi nessuno se n’è accorto. Baudelaire scriveva che il vino rende l’uomo capace di grandi cose. Questo Valpolicella ha la stessa ambizione silenziosa. Non urla. Costruisce.
Pasqua Vini, che dal 2018 ha investito oltre 5,5 milioni di euro in arte contemporanea, portando i propri vini dal MoMA alla Saatchi Gallery, ha scelto questo format e questa location. Quindi è chiaro che hanno capito che il vino ha senso pieno solo quando esce dal bicchiere e va a cercare il mondo.
La Sala Scacchi della GAM è uno di quegli spazi che sembra aspettarti. Almeno, a me fa sempre quell’effetto.
Ci entro con tutto quello che ho, testa, cuore e bottiglie, perché il vino, quando funziona davvero, non è mai solo vino. È un modo per connettere idee, persone e storie.
Il Book Tasting Verona Vinitaly è anche questo. Non solo degustazione, ma interpretazione.
E ogni tanto, non sempre ma ogni tanto, succede qualcosa di inaspettato.
Sabato vediamo.



