Uno Chardonnay alpino da vigna singola, con rese minime e una famiglia che coltiva lo stesso pendio da quattro secoli. Sulla carta sembra Borgogna. Sull’etichetta c’è scritto cooperativa. Verticale 2018–2023.
Stegher è un vino di cooperativa. In Alto Adige, però, questa definizione non ha nulla di sminuente e parecchio di istruttivo.
Le uve provengono dal maso Steger, sopra Bolzano, raggiungibile da via Rafenstein, una delle strade più ripide che salgono dalla città. Siamo sul porfido del Renon, intorno ai 650 metri. La famiglia Pircher coltiva questi pendii interamente a mano da circa quattrocento anni. Suoli poveri, viti vecchie, rese minuscole.
Mettete insieme queste parole: vigna singola, lavoro manuale, basse rese, quattro secoli di custodia ininterrotta. Su un’etichetta borgognona sapreste già quanto aspettarvi di pagare. Stegher si trova invece in una fascia di prezzo nella quale molti compratori cercano ancora bianchi di volume. Questo disallineamento fra ciò che il vino è e ciò che costa rappresenta uno degli aspetti più interessanti dell’intera verticale.
Il vino affina in barrique e tonneau. La batteria diventa così anche uno studio sulla capacità del sito di assorbire il legno senza perdere la propria identità. Quasi sempre ci riesce.
Una cooperativa riceve le uve da una famiglia che lavora questo versante da prima che il Barolo esistesse come vino.
Le sei annate
2018 ****
Caldo e maturo, con alcuni tratti di boisé ed una certa maturità di frutti a polpa gialla. Bocca cremosa con tratti di mandorle tostate ed una rotondità accompagnata da una freschezza inaspettata.
2019 ★★★★★
Alpino. Erbe aromatiche, una dolcezza di frutto priva di residuo zuccherino, croccantezza, luminosità e grinta. Crema e mandorla in chiusura, con un alcol che semplicemente non si annuncia. Bellissimo.
2020***
Il più tropicale, ma anche il più caldo della serie. Il calore porta con sé alcuni tratti di mandorle e noci tostate una certa burrosità e spezie di rovere che rendono il vino largo e un pò più 90’s!
2021 ★★★★★
Oggi è il calice più trasparente e brillante di tutti. Minerale, alpino, con lime e un profumo di pesca bianca e mele appena staccate dall’albero. Lunghissimo e pulitissimo, con il legno meglio integrato dell’intera batteria. Tanta materia, croccantezza e un allungo nitido. Se dovete comprarne uno solo, scegliete questo.
2022***
Profilo più mediterraneo, materico e di maggiore calore alcolico. È il meno reattivo del gruppo, pur conservando una buona mineralità e una certa forza, nel finale chiude un po prima dei suoi fratelli.
2023 ★★★★★
Uno Chardonnay immediatamente riconoscibile nel senso buono del termine con una quantità di frutto bianco maturo ed elegantissimo. Bocca minerale, salino e alpino anche nel profilo aromatico. Potente e senza sbavature, ricco e cremoso, con una presenza del legno che qui non disturba.
Cosa portarsi a casa
Oggi il bicchiere migliore è il 2021.
Subito dietro viene il 2019, capace di reggere il confronto con qualsiasi bianco europeo della stessa fascia di prezzo.
Per chi ama un uso evidente ma ben calibrato del legno, invece, la scelta è il 2023.
All’estremo opposto, il 2020 e il 2022 più burrosi e mediterranei. Entrambi mostrano il lato più mediterraneo rispetto a quello alpino.
Resta la questione commerciale, che è anche la tesi di questa verticale. Stegher è un cru alpino, proveniente da una vigna lavorata a mano da quattro secoli, venduto ancora a un prezzo da cooperativa. Non capita spesso di poterlo scrivere e vi assicuro, che aldilà del pelo nell’uovo che noi critici andiamo sempre a cercare, i vini sono di una piacevolezza inarrestabili.



