Ulisse e il vino hanno molto più in comune di quanto sembri. Con The Odyssey, Christopher Nolan trasforma il viaggio dell’eroe in un itinerario tra alcuni dei territori vitivinicoli più affascinanti del Mediterraneo.
Ma c’è un dettaglio che quasi nessuno racconta. La rotta di Odisseo non è soltanto un itinerario mitologico o cinematografico: è anche una sorprendente carta dei vini del Mediterraneo. Nolan, fedele al suo stile, ha scelto location reali invece dei green screen. E così, quasi senza volerlo, ha costruito un viaggio che attraversa alcuni dei territori vitivinicoli più affascinanti del mondo.
Seguire le sue tappe significa attraversare paesaggi, vitigni e tradizioni che raccontano il Mediterraneo almeno quanto l’Odissea di Omero.
Troia in Marocco: il Rodano che non ti aspetti
Le scene della partenza della flotta achea sono state girate tra Essaouira e Aït Benhaddou, in Marocco.
Qui, a pochi minuti dal set, Charles Mélia ha creato una delle aziende vitivinicole più sorprendenti del Nord Africa.
Figlio di una famiglia dello Châteauneuf-du-Pape, coltiva Grenache, Syrah e Mourvèdre in un territorio dove i dromedari sostituiscono i trattori.
Il Marocco è oggi il secondo produttore di vino del mondo arabo e l’influenza atlantica regala ai vini una freschezza inattesa.
È il vino perfetto per l’inizio del viaggio di Odisseo: coraggioso, anticonvenzionale e capace di sorprendere.

Il Ciclope e il vino che diventa un’arma
Le scene dedicate a Polifemo sono state girate nella Grotta di Nestore, nel Peloponneso.
Qui oggi dominano due grandi denominazioni greche:
- Nemea con l’Agiorgitiko
- Mantinia con il Moschofilero
Ma il vino più importante dell’Odissea arriva da molto più lontano. Prima di incontrare il Ciclope, Odisseo riceve dal sacerdote Marone dodici anfore di un vino dolcissimo e concentrato proveniente da Ismaro, in Tracia.
È proprio quel vino a far ubriacare Polifemo. Probabilmente è l’unico caso nella letteratura occidentale in cui un vino diventa letteralmente un’arma. Ancora oggi la zona di Maronea produce vini ispirati a quella tradizione con vitigni autoctoni come Limnio e Mavroudi, accanto ad Assyrtiko e Malagousia.

Le Eolie di Eolo: Malvasia e vento
L’arcipelago delle Eolie è forse la tappa dove geologia e vino coincidono meglio. Le isole vulcaniche ospitano una delle eccellenze italiane:
La Malvasia delle Lipari.
A Salina aziende come Hauner e Capofaro hanno dimostrato come un passito possa mantenere eleganza e tensione minerale. Nel poema Eolo consegna a Odisseo la celebre borsa dei venti. L’equipaggio la apre per curiosità e perde la possibilità di tornare a casa. Con la Malvasia vale quasi la stessa regola: un bicchiere illumina il viaggio, una bottiglia intera rischia di farti perdere la rotta.

Circe? In Scozia si beve whisky
Qui Nolan si concede una piccola ironia geografica. La maga Circe è ambientata sulle scogliere del Moray Firth, in Scozia. Peccato che quella sia una delle capitali mondiali del whisky. Lo Speyside produce alcuni dei migliori single malt del pianeta e immaginare la pozione di Circe come un potente whisky cask strength diventa quasi inevitabile.
È l’unica tappa del viaggio dove chiedere una carta dei vini potrebbe sembrare fuori luogo.
L’Islanda: quando il vino scompare
Le spiagge nere vicino a Vík fanno da sfondo ai momenti più oscuri del viaggio. Qui la vite semplicemente non cresce. Nessun vigneto. Nessuna denominazione. Nessuna cantina.
È forse il dettaglio più coerente di tutta la rotta: il viaggio nell’oltretomba è anche l’unico tratto completamente privo di vino.
Itaca è Favignana: il ritorno profuma di Grillo
La conclusione del viaggio conduce in Sicilia. Per Nolan, Itaca è Favignana. Qui domina il Castello di Santa Caterina, mentre poco distante Firriato ha riportato la vite sull’isola con vigneti coltivati praticamente sul mare. Nascono così vini come La Muciara, ottenuto da Grillo, Catarratto e Zibibbo, e Le Sciabiche, da Perricone e Nero d’Avola. Le vigne crescono sulla biocalcarenite, accarezzate dagli spruzzi del mare e concimate perfino con la posidonia. Sono vini che sanno di sale, vento e Mediterraneo.
Davanti, sulla costa di Trapani e Marsala, il Grillo moderno racconta una Sicilia diversa da quella del solo Marsala liquoroso: fresca, salina e contemporanea. Il ritorno di Odisseo coincide così con il ritorno di un territorio che ha riscoperto la propria identità.

The Odyssey di Nolan diventa anche un viaggio del vino
Forse Christopher Nolan non voleva raccontare l’enoturismo. Eppure, scegliendo di girare nelle location reali dell’Odissea, ha finito per costruire uno dei più affascinanti itinerari del vino del Mediterraneo. Dal Rodano marocchino ai vini della Tracia, dalla Malvasia delle Lipari ai bianchi siciliani di Favignana, ogni tappa aggiunge un calice alla leggenda.
L’oceano del film è stato ricreato anche nelle vasche degli Universal Studios e nei set acquatici di Malta. Il vino, invece, era autentico ovunque. E forse è proprio questa la lezione più bella dell’Odissea di Nolan: il viaggio più memorabile non è soltanto quello dell’eroe, ma quello dei territori che attraversa. Se Ulisse ha impiegato dieci anni per tornare a casa, oggi basta un traghetto da Trapani per raggiungere Favignana. E un buon bicchiere per sentirsi parte del racconto.



