Cascina Luisin, Rabajà-Bas Vecchie Viti: la rock star silenziosa di Barbaresco

Otto ettari in uno dei territori più ambiti del mondo, fra trentamila e quarantamila bottiglie l’anno e un tannino che, persino da giovane, non ha bisogno di annunciare la propria presenza, anzi. Verticale 2019–2024 del Rabajà-Bas Vecchie Viti.

Rabajà è uno dei pezzi di terra più desiderati del mondo del vino. Eppure, chi viene qui per comprare finisce quasi sempre sugli stessi tre o quattro nomi. Nel frattempo, dentro e intorno al cru lavorano piccoli viticoltori che quasi nessuno nomina.

Cascina Luisin è stata fondata nel 1913 da Luigi Minuto — Luisin, “Luigino” in piemontese. Oggi Roberto Minuto conduce circa otto ettari fra Rabajà e Asili, produce dalle 30.000 alle 40.000 bottiglie l’anno e sembra fare tutto il possibile per non farsi notare.

Rabajà-Bas è l’estensione settentrionale del Rabajà, separata dalla parcella più celebre dal Muncagota e, proprio per questo, più fresca. In cantina si lavora con lunghe fermentazioni in cemento, senza lieviti aggiunti, seguite dall’affinamento in grandi botti Stockinger. In vigna, rame, zolfo e poco altro.

La cosa da capire, però, sono le vecchie viti e, soprattutto, quello che fanno al tannino. Lungo tutta la verticale, la costante è la tessitura: fine, fitta e soprattutto senza cuciture, persino nelle annate appena uscite dalla cantina.

Un Barbaresco giovane proveniente da un grande cru, di solito, dichiara la propria età attraverso il tannino. Questi vini no. Non è un trucco di cantina: è legno vecchio piantato nella terra.

Un Barbaresco giovane annuncia normalmente la propria età con il tannino. Questo nasce già senza cuciture.

Le sei annate

2019 ★★★★★

Guns N’ Roses nel senso di polvere da sparo e rose! Elegantissimo e, allo stesso tempo, pieno di grinta e forza. Minerale, succoso, saporito, con un allungo che continua a reagire in bocca. Una grande annata, qui come nel resto del Nord Italia.

2020

Dalle stelle…alle stalle? Da una ’19 impeccabile un salto inaspettato in un territorio di surmaturazione ed ossidazione inaspettata. Un vino rotto, asciugato, con un tratto acuto che il frutto non riesce a coprire. È la bottiglia più compromessa dell’intera batteria e non esiste un modo gentile per dirlo ma vista la performance dell’intera batteria, si tratta sicuramente di un tappo maldestro. 

2021 ★★★★★★

Un naso seducente ed inconfondibile dei grandi Barolo e Barbaresco con petali di rosa, anguria e frutti rossi piccoli mescolati a radici dolci come il rabarbaro e la cola. Un’autentica dolcezza di frutto e una profondità portata con sorprendente leggerezza. È il vino più completo della verticale.

2022 ****

La stessa architettura degli altri, stessa eleganza nel registro tannico, nella leggiadria aromatica e nella profondità dell’assaggio ma nel finale si sento un tannino più intenso e meno risolto. Anche qui il 2022 fa quello che ha fatto in molte delle verticali di quest’anno: irrigidisce il finale e lascia il vino come un prigione di Michelangelo: bello ma incompiuto. Forse serve più tempo.

2023****

Croccantissimo. Arancia sanguinella, agrumi e sale. Potentissimo, nervoso, vibrante. Dividerà le opinioni e finirà per convincere la maggior parte di chi lo assaggerà. Da aspettare.

2024 ★★★★★★

Appena formato e già magnifico: fragolina di bosco e un tannino setoso che molti produttori aspettano un decennio prima di trovare. Se cercate una dimostrazione di ciò che le vecchie viti possono fare alla tessitura di un vino, è tutta qui dentro.

Cosa portarsi a casa

Il 2021 e il 2024 sono le due bottiglie da mettere in cantina, ma per ragioni diverse. La prima è già completa; della seconda è difficile immaginare fin dove possa arrivare.

Il 2019 è il classico. Il 2023 è la scommessa per chi ha pazienza.

Quanto al 2020, non avevo la seconda bottiglia per verificare.

Il punto più importante, però, è un altro. In un cru nel quale tutti comprano le stesse tre o quattro etichette, c’è un’azienda di otto ettari che continua a lavorare come si faceva un secolo fa, guidata da qualcuno che non ha mai sentito il bisogno di alzare la voce.

Il vino la alza per lui.

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