Ci sono momenti in cui il racconto del vino si spoglia della tecnica per farsi pura emozione, unendosi in modo indissolubile alla storia profonda del paesaggio che lo genera. Emozione ed esperienza sono parole inflazionate, ma ieri sera è stata davvero una di quelle serate da ricordare per sempre.
La serata che ha celebrato il venticinquesimo anniversario di Oreno, l’etichetta simbolo di Tenuta Sette Ponti, è stata esattamente uno di questi momenti. Un evento raro in cui la pietra, l’acqua, la luce del tramonto e il lavoro dell’uomo hanno trovato un punto di perfetta sintesi.
Quel punto di incontro ha un nome e una storia precisa: Ponte Buriano.

Il Primo dei Sette Ponti
Per comprendere l’anima di Tenuta Sette Ponti bisogna partire da qui, da questa struttura romanica eretta nel 1277 con i suoi sette archi a tutto sesto che sfidano lo scorrere dell’Arno. Siamo lungo il tracciato della Cassia Vetus, l’antica via che univa Arezzo e Siena ben prima che Firenze assumesse la sua centralità.
Come ha ricordato con orgoglio, e anche con la voce un po’ rotta dall’emozione, Amedeo Moretti Cuseri durante la serata, questo territorio respirava e commerciava già da secoli, connesso alle grandi direttrici storiche attraverso la forza della sua pietra.
Proprio in queste campagne, nel Cinquecento, Leonardo da Vinci studiò le acque e i rilievi, lasciando mappe e intuizioni che ancora oggi affascinano il mondo. Molti storici dell’arte e sognatori riconoscono in Ponte Buriano proprio il profilo del ponte che fa da sfondo alla Gioconda. Un mistero suggestivo che la storia conserva intatto e che, mentre il cielo del Valdarno si tingeva di rosa e di viola sopra i calici degli ospiti, appariva drammaticamente reale.
Un blend fedele alla propria visione
Oreno nasce nel 1999 dal desiderio profondo di Antonio Moretti Cuseri di dare vita a un grande taglio bordolese capace di esprimere la nobiltà e il carattere della Toscana. Nel corso di questi venticinque anni il vino si è evoluto, accogliendo nel 2022 il Cabernet Franc all’interno di un blend che vede la presenza di Merlot, Cabernet Sauvignon e Petit Verdot, uve selezionate con cura maniacale prima in vigna e poi sul tavolo di cernita in cantina.
Alberto e Adamo Moretti Cuseri, visibilmente commossi di fronte a una platea d’eccezione, hanno scelto una definizione perfetta per descrivere questa evoluzione: «Un ponte che attraversa il tempo». Oggi, insieme ad Amedeo Moretti Cuseri, la famiglia continua a portare avanti questa storia con una visione limpida. Oreno è un vino che non cambia natura per assecondare le tendenze del momento, ma continua a crescere e ad affinarsi rimanendo fermamente ancorato alle proprie radici.

La condivisione, la critica e la festa
La celebrazione di questo anniversario, culminata con l’anteprima dell’annata 2024 custodita in una splendida bottiglia celebrativa, ha preso la forma di una grande festa all’aperto. Una tavolata tesa sotto il cielo toscano, la luce calda delle candele a illuminare i volti, i riflessi verdi dei bicchieri e i gesti antichi dei sommelier che versavano il vino con generosità.
A rendere la serata un momento di autentico confronto culturale è stata la presenza di una comunità affiatata di grandi professionisti, critici e divulgatori del vino internazionale. Attorno al tavolo si sono incrociate le voci e le sensibilità di Stevie Kim, Cristina Mercuri, Felix Jerman, Valentina Bertini, Andrea Gori, Gabriele Gorelli, Lara Loreti, Stefano Quaglierini, Justsaywine, Bernardo Conticelli, Ian D’Agata e tanti altri amici e colleghi. Un parterre di esperti che, insieme a giornalisti e collezionisti arrivati da tutto il mondo, ha saputo ascoltare e interpretare l’anima di questo territorio.
E quando i discorsi ufficiali si sono conclusi, lo spazio ha lasciato il posto alla musica e alle danze, perché venticinque anni di successi meritano di essere festeggiati con la leggerezza e la gioia della vera convivialità.
Guardando la scena da lontano, tra le ombre del suo ponte, forse anche Leonardo da Vinci avrebbe sorriso. E quasi certamente avrebbe preso appunti.




