I risultati dei Decanter World Wine Awards (DWWA) 2026 sono finalmente di dominio pubblico.
Per chi vive il vino, la settimana dei giudizi di Londra è un appuntamento imprescindibile. Rappresenta una sorta di Capodanno dell’enologia mondiale.
Quest’anno l’aria che si respirava tra i banchi d’assaggio aveva un’energia diversa, quasi elettrica. I risultati finali parlano chiaro: siamo di fronte a un’annata eccezionale di medaglie Gold e Platinum. Non è il segno di una maggiore generosità da parte dei giudici. Al contrario, fotografa l’impressionante crescita qualitativa della viticoltura mondiale. Premia anche lo sforzo e il rigore di un sistema di selezione che non concede sconti.
Far parte della giuria dei DWWA è un’esperienza unica. Affascina e assorbe completamente. Ti ritrovi seduto a un tavolo con degustatori provenienti da tutto il mondo. Il tuo naso e le tue papille devono confrontarsi con sensibilità e background molto diversi dal tuo.
Un’edizione storica: i numeri e le svolte culturali
L’edizione 2026 non sarà ricordata soltanto per l’eccellenza dei vini nel calice, ma anche per aver segnato un’importante evoluzione del concorso, nel segno dell’inclusività e del ricambio generazionale.
Ci sono alcuni traguardi che meritano di essere evidenziati.
La prima Resident Co-Chair
Con Caro Maurer MW nel ruolo di prima Resident Co-Chair, i DWWA hanno inaugurato una nuova fase della propria organizzazione. La supervisione costante tra le diverse commissioni ha garantito maggiore continuità e un coordinamento ancora più efficace.
Record storico della presenza femminile
Vedere sedute ai tavoli 106 giudici donne, il numero più alto mai registrato nella storia dei DWWA, è il segno concreto di un cambiamento culturale ormai maturo. Non è soltanto una statistica, ma una presenza tecnica di altissimo livello che porta competenza, rigore e nuove sensibilità nel cuore delle decisioni.
Un network globale e intergenerazionale
Londra ha ospitato 245 giudici provenienti da 36 Paesi. Una vera Babele del vino, con 24 Master Sommeliers e 63 Masters of Wine. A questo straordinario nucleo di professionisti si sono aggiunti quest’anno 36 nuovi giudici, capaci di portare punti di vista dinamici e palati sempre più in sintonia con l’evoluzione del gusto internazionale.
Un viaggio personale lungo quasi venticinque anni
Da parte mia, c’è la gioia e l’orgoglio di far parte di questa squadra fin dalla prima edizione alla quale sono stato invitato, pur avendo saltato qualche anno lungo il percorso.
Ricordo perfettamente quel primo invito, nel 2002. Pensai sinceramente che si fossero sbagliati.
L’idea di sedermi accanto ai mostri sacri del giornalismo enologico mondiale, con Steven Spurrier tra i Chairman, non mi fece chiudere occhio la notte prima del debutto.
Avevo paura di sbagliare. Di assegnare un voto troppo basso a un grande vino o troppo alto a un vino che non lo meritava. Sebbene fossi stato chiamato per giudicare, ero io a sentirmi continuamente sotto esame.
Poi arrivarono la gentilezza dei colleghi e l’intelligenza di Chairman come Steven Spurrier, capaci di mettere tutti nelle condizioni di esprimere serenamente il proprio punto di vista. Una lezione di umiltà e di ascolto che porto ancora oggi con me.
Con questa edizione 2026 mi sono ritrovato anche in un ruolo diverso, quello di Regional Chair, con il compito di ricomporre valutazioni talvolta molto distanti tra loro per arrivare a una sintesi condivisa.
Oggi mi concedo finalmente un bicchiere d’acqua e una pausa da calici, colleghi e computer. Guardo fuori dalle grandi vetrate affacciate sul Tamigi e ripercorro una splendida memory lane: un percorso professionale iniziato quasi per gioco e che oggi rappresenta una parte fondamentale della mia vita.
Grazie, Decanter.
Il rigore del calice: come nasce una medaglia
Molti appassionati si chiedono cosa accada davvero durante le sessioni di assaggio.
L’iter dei DWWA è un meccanismo di precisione quasi millimetrica. Ogni vino viene rigorosamente catalogato e servito alla cieca, suddiviso per categoria, regione, stile e fascia di prezzo.
Non si giudica mai l’etichetta o il prestigio del produttore. Si giudica esclusivamente ciò che c’è nel bicchiere, in quel preciso momento.
Il confronto all’interno dei panel è intenso. Per passare da una medaglia d’argento a un Gold, o per raggiungere l’eccellenza di un Platinum, un vino deve dimostrare non solo pulizia ed equilibrio, ma anche territorialità, personalità e quella capacità di emozionare che riesce a mettere d’accordo giudici provenienti da culture ed emisferi diversi.
È un confronto continuo, a tratti estenuante, ma profondamente democratico. Un processo in cui ogni opinione viene ascoltata, discussa e pesata con rispetto, fino a raggiungere un consenso che rappresenta davvero il valore del vino nel calice.



