Il Cabernet Franc tra Loira e Toscana è oggi una delle espressioni più interessanti del vino europeo. Questa degustazione, nata da un’idea di Marco Tait e Ampeleia, aveva un obiettivo molto preciso: mettere sullo stesso tavolo dodici Cabernet Franc, otto toscani e quattro della Loira, e capire fino a che punto questi due mondi possano davvero dialogare tra loro.
L’idea era semplice solo in apparenza. Perché il Cabernet Franc è un vitigno che cambia profondamente a seconda della luce, del clima e del suolo. Tuttavia, quando trova equilibrio, mantiene sempre qualcosa di riconoscibile: freschezza, tensione, eleganza e una capacità rara di raccontare il luogo senza perdere identità.
Da una parte c’era la Loira, con il tuffeau di Saumur, le cantine scavate nel calcare e una tradizione costruita lungo il fiume. Dall’altra la Toscana, soprattutto quella più alta e meno mediterranea, dove il Cabernet Franc riesce a diventare profondo senza trasformarsi in un vino pesante.
Il risultato della degustazione è stato sorprendente. In molti momenti il confine tra Loira e Toscana sembrava quasi scomparire.

Cabernet Franc Loira Toscana e la cultura del fiume
La Loira è diversa dalle altre grandi regioni francesi. Non ha la rigidità gerarchica della Borgogna e nemmeno il sistema aristocratico di Bordeaux. Qui il vino è cresciuto lungo il fiume, attraverso monasteri, piccoli produttori, commerci e villaggi.
Per questo motivo la Loira mantiene ancora oggi un carattere molto artigianale.
A Saumur-Champigny non esistono Grand Cru o classificazioni ufficiali. Contano il produttore, il vigneto e soprattutto la capacità di interpretare il suolo. Al centro di tutto c’è il tuffeau, il calcare bianco che definisce gran parte della regione.
Questo terreno, formatosi milioni di anni fa quando qui c’era il mare, trattiene l’umidità e la restituisce lentamente alle vigne. Inoltre, contribuisce a creare vini tesi, salini e molto persistenti.
Il Cabernet Franc su tuffeau cambia completamente carattere. Diventa più floreale, più minerale e meno muscolare. I tannini sono sottili, quasi invisibili, mentre l’acidità allunga il vino senza renderlo aggressivo.
Passeggiando per Saumur, il tuffeau appare ovunque: nelle chiese, nelle case, nelle cave e nelle cantine sotterranee. È impossibile separare questi vini dalla pietra da cui nascono.

Un vitigno molto più importante di quanto sembri
Per anni il Cabernet Franc è stato considerato soprattutto un vitigno da assemblaggio. Eppure è il padre di alcuni dei più importanti vitigni rossi del mondo.
Dal Cabernet Franc nasce il Cabernet Sauvignon, attraverso l’incrocio con il Sauvignon Blanc. Dallo stesso vitigno derivano anche il Merlot e il Carménère. Nonostante questo, il Franc è rimasto più discreto rispetto ai suoi figli.
Forse proprio qui sta il suo fascino.
Quando viene coltivato nei luoghi giusti, il Cabernet Franc riesce infatti a mantenere un equilibrio raro tra freschezza, profondità e trasparenza territoriale. In Loira diventa floreale e salino. In Toscana, soprattutto ad altitudini elevate, sviluppa maggiore densità senza perdere eleganza.
Pochi altri vitigni riescono a interpretare territori così diversi mantenendo una personalità tanto riconoscibile.

Dodici Cabernet Franc in degustazione
La degustazione era costruita in tre batterie. Ogni gruppo di vini cercava di mostrare un diverso volto del Cabernet Franc.
La Toscana era rappresentata da Duemani, I Mandorli, Ampeleia, Piaggia, Tenuta di Trinoro e Le Macchiole. La Loira rispondeva invece con Domaine des Roches Neuves, Guiberteau, La Porte Saint-Jean e Clos Rougeard.
I vini venivano serviti alla cieca. Nel corso della serata tornava continuamente la stessa domanda: dove finisce la Toscana e dove comincia davvero la Loira?
La prima batteria
La prima batteria lavorava soprattutto sulla freschezza e sulla bevibilità.
Il Cifra 2022 di Duemani apriva con piccoli frutti rossi, viola, pepe verde e un finale molto sapido. Poi arrivava I Mandorli, più balsamico e mediterraneo, con note mentolate che raccontavano immediatamente il paesaggio del Suveretano.
Con il 16 File 2020 di Ampeleia il registro cambiava già sensibilmente. Il vino mostrava una mineralità più marcata, frutto compresso e una tensione che sembrava quasi guardare verso la Loira.
Infine arrivava La Marginale 2021 di Roches Neuves. Lampone, grafite, fiori violetti e peperone maturo introducevano una bocca tesa, salina e lunghissima. In quel momento diventava evidente quanto la distanza tra Toscana e Loira fosse molto meno netta del previsto.
La seconda batteria
La seconda batteria alzava il livello della degustazione e spostava l’attenzione sul concetto di territorio.
Campo di Tenaglia 2020 di Trinoro mostrava grafite, fiori scuri e una sorprendente eleganza per la Val d’Orcia. Il 30 File di Ampeleia aggiungeva profondità, tensione e una stratificazione molto complessa.
Tra i vini più convincenti della serata emergeva Les Chapaudaises 2018 di Guiberteau. Tabacco dolce, spezie, frutta rossa essiccata e una persistenza interminabile costruivano un Cabernet Franc di grandissima precisione.
A quel punto la degustazione non sembrava più un confronto tra due regioni diverse. Sembrava piuttosto il racconto di una sensibilità comune.
La terza batteria
La terza batteria rappresentava il vertice della serata.
Paleo 2020 di Le Macchiole offriva una delle interpretazioni più complete del Cabernet Franc toscano: frutto nero maturo, grafite e tannini estremamente setosi.
Ampeleia 2020 aggiungeva invece un registro più mediterraneo e vibrante, fatto di erbe aromatiche, piccoli frutti scuri e una trama salina che rendeva il sorso particolarmente dinamico.
Les Cormiers 2021 di La Porte Saint-Jean giocava sulla purezza del frutto rosso e sulla mineralità gessosa.
Poi arrivava Clos Rougeard.
La stanza diventava improvvisamente silenziosa. Dal bicchiere uscivano lentamente grafite, pietra focaia, tabacco e cenere. La bocca era costruita sulla tensione più che sulla potenza. I tannini risultavano quasi invisibili, ma perfettamente presenti.
Più che impressionare, il vino convinceva lentamente attraverso profondità, precisione e persistenza.
Ampeleia e il Cabernet Franc in Toscana
Il vero filo rosso della serata era però Ampeleia.
Negli ultimi anni il progetto di Roccastrada si è avvicinato sempre di più a una sensibilità molto vicina alla Loira. L’azienda, fondata da Elisabetta Foradori, Giovanni Podini e Thomas Widmann, lavora secondo principi biodinamici e mantiene rese molto basse.
Marco Tait porta avanti una visione precisa del Cabernet Franc: il vitigno non deve diventare muscolare o sovraestratto. Deve invece conservare gentilezza, freschezza e tensione.
Questa idea emergeva chiaramente nei vini degustati.
L’Ampeleia base giocava sulla verticalità. Il 16 File mostrava precisione minerale e grande energia. Il 30 File aggiungeva invece profondità, cenere, tabacco e liquirizia senza perdere equilibrio.
Quello che accade ad Ampeleia non dipende soltanto dal suolo o dall’altitudine. Dipende soprattutto dalla scelta di ascoltare il vitigno invece di correggerlo.

Cabernet Franc Loira Toscana: dove finisce davvero la Toscana
Alla fine della degustazione la risposta arrivava quasi spontaneamente.
Non esiste un vero confine tra il Cabernet Franc della Loira e quello della Toscana. Esiste invece uno spazio comune, una sorta di latitudine immaginaria dove il vitigno trova la sua espressione più autentica.
A Saumur questa identità nasce dal tuffeau e dalla cultura del fiume. In Maremma emerge invece dall’altitudine, dalla biodinamica e dalle basse rese.
In entrambi i casi il risultato è lo stesso: vini che non cercano di impressionare immediatamente, ma che riescono a convincere lentamente attraverso eleganza, precisione e profondità.




