Arte e Vino, degustatori a caccia di artisti del vino

Complice un’affascinante città d’arte come Venezia, sono stato accolto assieme ad un ristretto gruppo di colleghi giornalisti e sommelier, dalla Famiglia Allegrini/ Allegrini Winery per la presentazione di una verticale del loro vino La Poja, una pietra miliare nella storia della prestigiosa Cantina e della storia del rinascimento del vino Italiano.

Museo Collezione Peggy Guggenheim

Prima di immergerci nell’atmosfera e concentrazione della degustazione però ci è stata proposta un’esperienza inaspettatamente coinvolgente: una visita allo straordinario museo Collezione Peggy Guggenheim sul Canal Grande. Con sede a Palazzo Venier dei Leoni, la Collezione Peggy Guggenheim fa parte della Solomon R. Guggenheim Foundation.

La bellezza estetica e la grandezza della storia del Guggenheim Museum mi hanno rapito e fatto immergere nelle opere in modo pieno e totalizzante. Una sensazione simile a quella di compiere un viaggio tra epoche diverse con sensibilità talvolta così lontane ma impressionanti per la loro estrema attualità.

Possiamo tranquillamente dire che La Collezione di Peggy Guggenheim ha cambiato la storia del panorama artistico museale.

Da un certo punto di vista ha modificato proprio il concetto della coscienza collettiva riuscendo, anche durante le guerre, a dare credito ad artisti che stavano nascendo, come Pollock o cercare di assicurarsi nelle sue gallerie alcune pietre miliari di artisti già importanti come Picasso. Ne è un esempio il quadro Il Poeta (1911) acquistato da un Picasso ancora giovane. Certamente non uno dei quadri più famosi ma una tela emblematica del primo sviluppo del Cubismo, il Cubismo analitico, in cui il soggetto viene frammentato in molteplici punti di vista sovrapposti all’interno di un unico piano pittorico. Come ci ha raccontato la bravissima guida mussale Silvia, Peggy a quel tempo non si è voluta lasciare sfuggire un pezzo così fondamentale.

Traslando il concetto al mondo del vino, noi critici e giornalisti in qualche maniera individuiamo la complessità contenuta nel calice o l’emergenza di un territorio, per poi scomporla e declinarla in un racconto sia degli aromi e sensazioni che di epica imprenditoriale.

Questione di relazioni

Mi sono dunque posto la domanda, che rivolgo a tutti noi: ma per quale ragione da sempre arte e vino condividono la capacità di far vivere esperienze di connessione profonda?

Certo, il vino sembra qualcosa di molto piccolo rispetto alla incredibile sensibilità che gli artisti vivono ed alle vibrazioni che riescono a trasmettere all’altro attraverso le loro opere. Eppure entrambi, vino e arte, suscitano un coinvolgimento potente che in qualche maniera li rende affini.

Per entrambi si tratta di qualità delle relazioni. La relazione che si crea tra un collezionista di opere -come Peggy Guggenheim- e gli artisti equivale in qualche maniera alla relazione che deve avere un critico, un giornalista nei riguardi di un produttore.

Le relazioni possono essere di natura anche diametralmente diversa. Immaginate una relazione di distacco. Il mantenere una certa distanza consente di criticare il vino senza giudicarlo, permette di evitare che motivazioni o stimoli personali influenzino la riflessione.
Dall’altra parte invece si può avere un approccio opposto, coinvolto. Creare una relazione che supporti il lavoro di un vigneron e addirittura in taluni casi lo incoraggi ad andare avanti. Come un critico d’arte o un collezionista che entrando in connessione con l’artista ne intuisce la forza espressiva e le potenzialità, così un giornalista divulgatore, esplorando il mondo che appartiene a ciascun vino, lo scopre e ne coglie ogni sfumatura per cercare di restituirla attraverso un racconto preciso ma il più coinvolgente possibile.

Vino ed arte da sempre hanno condiviso il momento della catarsi creativa di artisti e filosofi e per questo il vino non può essere ridotto ad una mera sostanza idroalcolica come sta succedendo ad esempio in Irlanda dove in etichettatura si pone sullo stesso piano Vini e Spirits. Il vino va considerato nella sua totalità.

Critici d’arte e di vino, le guide all’esperienza dei sensi

Così come un esperto d’arte o la guida di un museo -vedi la nostra Silvia al Guggenhein- si pongono a disposizione dell’arte, chi conduce una masterclass sul tema enologico ha il compito di facilitare la creazione di ponti immaginari che uniscano la sensibilità dell’artista, il nostro Vigneron e l’opera realizzata.

Il giornalista crea una relazione attraverso una lettura autentica delle emozioni che sono passate attraverso le mani artistiche dei produttori.

Quindi l’arte e il vino hanno la forza della connessione tra mondi diversi che abitano nella mente, trasformando la materia prima in veicoli per arrivare a tutti.
La precisione e l’esattezza del linguaggio usato permettono sì un approccio scientifico all’arte e al vino ma in realtà è il coinvolgimento del mediatore a regalare la possibilità di vivere pienamente l’esperienza artistica.

Poja, Allegrini Winery

Con questa apertura mentale e con questa disposizione d’animo a mettersi in relazione con il produttore, abbiamo goduto della bellezza e grandiosità della verticale di La Poja AllegriniWinery, cru di Corvina, “pietra miliare” della storia della cantina ma che diventa negli anni un vero e proprio monumento che celebra il vitigno principe della Valpolicella.

Un viaggio, punteggiato dai racconti sinceri ed emozionanti dei figli e nipoti del compianto Franco Allegrini che ha disegnato e costruito la Poja con coraggio e determinazione.

Ma un viaggio di vino non esiste senza gli assaggi, in questo caso dall’annata 1997 alla 2018, guidati dall’ottima Cristina Mercuri che ha moderato le considerazioni di una tavola di esperti internazionali, i cui contributi hanno aiutato a tenere la mente aperta, come è stato per il Futurismo, ad un perenne movimento.

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